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Mi presento, sono Maurizio Martinetto.

Ho sempre avuto la sensazione che mancasse qualche cosa nel mio rapporto con i cavalli, eppure ovunque mi rivolgessi per approfondire la mia conoscenza, a volte semplicemente ascoltando, altre ponendo domande ben mirate, non mi sentivo soddisfatto. Tutti mi davano quasi sempre la stessa risposta, qualcuna più arzigogolata, qualcuna più scarna, ma il concetto non cambiava “non fargli vedere che hai paura” , “dimostragli chi comanda”, “si fa così e basta”, “trattieni , sostieni, dai gambe , chiudi ecc. ecc.”. Neanche con la mia moto da cross ero così freddo e distaccato.
Tutte le scuderie che ho frequentato erano fornite di ogni tipo di strumento e attrezzo per dominare i cavalli, per portarli al paddock, per portarli in maneggio, per caricarli sul trailer, per lavarli ecc. ma la sensazione era che fossero i cavalli a portarci a spasso e non viceversa, non erano assolutamente interessati a noi, con alcuni cavalli bisognava essere in due, uno che tirava e uno che spingeva. I risultati erano frustrazione, ansia, senso di sconfitta, mani bruciate dalle longie e piedi pestati.
Mi dicevo: “ se tutti fanno così sarà normale”, gli unici che ottenevano qualche risultato in più, se di risultato si può parlare, erano quelli che ritenevo insensibili e che usavano costrizione e intimidazione. La domanda sorgeva spontanea “se l’equitazione è un’arte cosa c’è di artistico in tutto questo?”
Si dice che il cavallo sia un animale molto sensibile ma solo questa cerchia di persone ottiene dei risultati.
Avevo bisogno di più informazioni, in gioventù sono stato sempre abbastanza superficiale verso le cose che facevo, mi piacevano e tanto bastava,ma in questo caso sentivo di dover approfondire, non riuscivo ad accontentarmi. Cominciai a cercare fonti di informazione al di fuori dei classici manuali sui cavalli, mi capitò in mano una rivista americana che parlava del “Natural Horseman ship”. Mi feci tradurre l’articolo da un amico: interessante, ma molto generico. Era comunque un indicazione, forse un’altra via esisteva.
Alcuni anni dopo un amico mi invitò ad assistere al caricamento di una sua cavalla sul trailer da parte di un tale che garantiva il risultato senza traumi e coercizioni. Conoscevo la cavalla, una maremmana nera scorbutica e nervosa, sicuramente un cavallo non facile. Ebbene, in meno di un ora saliva e scendeva dal trailer come se fosse stato il suo box... Avevo visto la luce, avevo trovato un sentiero che forse mi portava nella giusta direzione. Questo ragazzo riusciva a farsi capire; la cavalla lo seguiva ed accettava i suoi suggerimenti con serenità e disponibilità. La chiave era la comunicazione, anche se voleva dire cambiare totalmente gli schemi ormai radicati della tradizione, semplice ma non facile, voleva dire imparare il loro linguaggio, il loro modo di relazionarsi con l’ambiente che li circonda, quali erano le loro priorità. Tutte cose totalmente all’opposto dei nostri istinti naturali; dovevamo conoscerli in profondità fino a vedere il mondo con i loro occhi.
Ne seguirono anni di studi ed approfondimenti, e anche la possibilità di lavorare come apprendista per una signora australiana, che si era stabilita in Italia per insegnare i principi della comunicazione e della collaborazione con i cavalli. Principi che mi hanno cambiato la vita e che hanno fatto si che la mia passione diventasse il mio mestiere; principi che vorrei condividere con chi, come me, crede che il cavallo abbia anche un cervello e che si senta gratificato se gli diamo la possibilità di stimolarlo.
Una regola fondamentale è “non esiste collaborazione se non c’è rispetto” e il rispetto del cavallo lo si ottiene sin dal primo approccio, dalla sensazione che gli offriamo. Se così non fosse, quando montiamo in sella dovremo solo costringerlo per ottenere delle risposte. La riunione vera la si ottiene solo se prima siamo riusciti ad ottenere riunione mentale e riunione emotiva. Il sentiero che mi ha portato alla luce comincia di li, molto prima di dove inizia l’equitazione conosciuta ai più, e cosa più importante, è l’inizio di un processo che, se seguito con dedizione, ci porta alla conoscenza profonda, cosa riservata a pochi talentuosi cavalieri.
E’ stimolante per noi e per lui, esce dai soliti canoni dell’equitazione e forse proprio per quello da risultati migliori. Non dobbiamo vincere la coppa per farci belli agli occhi degli altri, dobbiamo conquistare il suo cuore per essere belli ai suoi occhi, glielo dobbiamo no!!!!
Maurizio Martinetto

 
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